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March 27 DEBOLI CON I PREPOTENTI, FEROCI CON I DEBOLI
Roma, 10 marzo 2008
Fra le tante eredità disastrose che il governo Prodi lascerà a quello successivo non è certo la meno dannosa una sorta di mentalità perniciosa che, da un lato, ha favorito e coltivato tolleranza e accondiscendente inettitudine nei confronti di alcune categorie di prepotenti e, dall’altro, ispirato ferocia nei confronti di categorie più deboli ed esposte, divenute un nuovo anello debole della società italiana. Alcuni esempi tipici, che il lettore può riconoscere come veri per la frequenza con la quale si presentano ai suoi occhi, possono contribuire a chiarire meglio l’affermazione premessa. Recentemente, in provincia di Roma, nei pressi di Fiumicino, lungo una strada stretta e priva di protezione per i pedoni e gli utenti in attesa alla fermata dello scuolabus, un automobilista alla guida di una Fiat Stilo, procedente a velocità folle, ha provocato un incidente a catena ed una strage di 5 persone, travolte dal ribaltamento di una delle autovetture coinvolte. Non solo la pericolosità della strada e della fermata dell’autobus, ma anche l’abitudine del pilota ad una guida spericolata erano state più volte segnalate alle forze dell’ordine, rimaste inerti ed indifferenti. In altra occasione, a Roma, un’autovettura che trasportava una persona invalida, con il contrassegno da handicappato ben esposto sul cruscotto, ha percorso un breve tratto di strada riservata ai mezzi pubblici in via Gioberti, in direzione di Via Giolitti. La solita pattuglia di ausiliari alle dipendenze dell’azienda tranviaria, ben appostata, priva di paletta e di fischietto, nonché di apparecchio elettronico indicante le targhe delle vetture abilitate al passaggio, senza tentare di contestare sul posto la pretesa infrazione, come richiesto dalla regola, senza controllare neppure al rientro in ufficio i numeri delle vetture autorizzate, ha elevato, come mille altre volte, un’ammenda di 70 €. L’invalido è stato costretto a recarsi a viale Ostiense, presso la U.O. Sanzioni Amministrative, munito di contrassegno, di documenti e dichiarazioni, e perdere, unitamente al suo accompagnatore, una intera mattinata, in mezzo al traffico della strada ed alla folla in attesa agli sportelli, per farsi eventualmente annullare, dopo 330 giorni di attesa e con l’onere di conservare per cinque anni la ricevuta del ricorso, la sanzione pecuniaria ingiustamente comminata. Tutto questo a causa della tracotanza delle forze dell’ordine. Quotidianamente a Roma, in viale Regina Elena, nel tratto antistante il muro divisorio del complesso policlinico Umberto I, come anche in viale delle Province ed in via Ravenna, nei pressi di piazza Bologna, file interminabili di bancarelle improvvisate di “vu cumprà” ripetono una scena visibile in ogni altra zona di quasi tutte le città d’Italia: cittadini stranieri, soprattutto extracomunitari, più o meno muniti di permesso di soggiorno, sostano perennemente esercitando commerci abusivi, ostacolando il cammino dei pedoni sui marciapiedi, la sosta delle auto ai bordi delle carreggiate, la salita e la discesa dei passeggeri sulle vetture delle autolinee urbane. Tutto questo, nella più totale assenza e tolleranza dei vigili urbani e delle altre forze dell’ordine. In contraccambio, quotidianamente ed implacabilmente, in ogni strada di ogni città d’Italia, schiere di cosiddetti ausiliari del traffico, in realtà esattori di tasse abusive, taccheggiano gli indifesi automobilisti che posteggiano ai lati delle strade, ignari che il codice vieta, all’art. 7, parcheggi a pagamento lungo le carreggiate o in assenza, nella zona, di un congruo numero di posti gratuiti. Per un lunghissimo periodo a Roma, in via Catania, la palazzina sita al n. civico 9 è stata occupata abusivamente da extracomunitari e clandestini. Sono state necessarie proteste collettive, manifestazioni, raccolte di firme degli abitanti del quartiere per ottenere, dopo anni di palese illegalità, prepotenza e disdoro, la liberazione dell’immobile e la sua restituzione al legittimo proprietario. Immediatamente dopo, gli stessi sloggiati hanno provveduto ad occupare stabilmente nelle vicinanze la sede del vecchio ospedale Regina Elena, non custodito sufficientemente, e lo hanno fregiato di un enorme striscione rivendicante il diritto incondizionato alla casa per tutti, nella più totale indifferenza delle autorità. A fronte di tanta impunità ed arroganza il Sig. Antonio Rossi (nome di fantasia), proprietario di un appartamento di due stanze in Ladispoli, cittadina di mare in provincia di Roma, affittato per un mese estivo nel lontano 2004, non è più rientrato in possesso della sua casa e non ha potuto più riscuotere alcun fitto. Essa è stata subaffittata dall’inquilino a cittadini stranieri. Il giudice civile, al quale il proprietario si è rivolto per ottenere la casa in restituzione, indugia da anni, nominando periti, disertando le udienze, rinviando ripetutamente la sentenza. Analogamente, le autorità di pubblica sicurezza, più volte investite degli aspetti penali dell’occupazione abusiva di quell’appartamento da parte di stranieri sconosciuti, con il pretesto del segreto istruttorio non hanno mai dato al proprietario alcuna notizia. In realtà, non risulta che si siano minimamente interessati della questione. Frequentemente è dato leggere sui giornali di persone condannate per reati di pedofilia in libera circolazione che violentano nuovamente bambini, ergastolani in licenza premio che rapinano e uccidono, pericolosi mafiosi in attesa di giudizio liberati dal carcere per decorrenza dei termini della custodia preventiva. A fronte di situazioni di questo genere, incredibilmente permissive, si riscontrano troppo spesso comportamenti persecutori nei confronti dei contribuenti, degli automobilisti e dei piccoli proprietari. In effetti, un contribuente che ha tardato anche di un solo giorno il versamento dell’IRPEF è sottoposto ad una sanzione che, ragguagliata ad un anno, può raggiungere percentuali di gran lunga superiori all’interesse chiesto dal peggiore usuraio in circolazione; l’automobilista colpito da sanzione amministrativa ingiusta che decide di ricorrere alla giustizia rischia di dover pagare sanzioni pressoché raddoppiate; il pensionato proprietario di un appartamento che ingenuamente decide di sopraelevare la rete che divide il suo giardino da quello del vicino senza il preventivo pagamento della tassa connessa alla presentazione della DIA rischia sanzioni pecuniarie di oltre 500,00 €, a volte superiori alla sua pensione mensile. Dal quadro che emerge dagli esempi offerti risulta che, accanto alle classiche tipologie di emarginati pacifici ed onesti, mai sufficientemente assistiti e protetti (anziani, disoccupati, disagiati mentali, senzatetto…) nonostante una pressione fiscale che sfiora ormai il 50% del PIL, crescono nuove categorie di deboli ed indifesi (contribuenti, automobilisti, pensionati, piccoli proprietari), appartenenti a categorie che non molto tempo fa si ritenevano privilegiate, e che oggi, pur continuando a sostenere con le loro tasse le fondamenta della società, sono inesorabilmente perseguitati e sono meno protetti degli antichi poveri, per non parlare dei delinquenti. Accanto a loro prosperano e sono protette categorie di prepotenti, che spesso godono di esagerate garanzie o di un particolare tipo di immunità (clandestini, delinquenti, occupanti abusivi, veri o falsi nullatenenti), derivante da leggi permissive e dalla ignavia nei loro confronti delle autorità pubbliche e delle forze dell’ordine, che preferiscono colpire il cittadino regolare, solo perché è più facile individuarlo e ghermirlo. Roberto Melchiorre TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://robertomelchiorre.spaces.live.com/blog/cns!2B8142E9C589C4CF!165.trak Weblogs that reference this entry
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